Bisonti e Mixar in campo insieme per preparare i prossimi impegni

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I Bisonti e i ragazzi del Mixar, progetto UE con cui F.I.R. si fa ambasciatrice del modello “Mixed ability” di integrazione sportiva, si sono incontrati mercoledì 6 marzo, per il primo allenamento congiunto di rugby touch presso il CUS Roma, un campo insolitamente ampio, che permette una visione d’insieme suggestiva e completa.

Numerose le presenze in campo, i ragazzi sono affiatati e amalgamati al punto da non distinguerne le squadre: ottimo effetto visto lo scopo dell’incontro; a bordo campo la presenza dell’instancabile presidente Germana De Angelis.

A dirci di più su questo appuntamento e sul suo valore, il giovane allenatore dei Bisonti, Stefano Scarsella. Trentaquattro anni sulla carta d’identità, undici nel sorriso, venti nella grinta, quaranta nell’autorevolezza.

Originario di Frosinone conosce il rugby quattordicenne attraverso un progetto scuola alla Colleferro Rugby dove inizia a giocare da ragazzino nella giovanile fino a diciott’anni; in seguito studia scienze motorie e prosegue come allenatore nella stessa società per otto anni.

Nel 2013 inizia la sua esperienza alla Lazio Rugby dove allena tutt’ora i piccoli dell’under 14: si sofferma a parlare di questo incarico con singolare maturità professionale; dopo due anni allena i Bisonti a Frosinone, poi a Roma i detenuti di Rebibbia.

Cosa pensi dell’appuntamento di ieri, qual è stata l’importanza di queste presenze in campo?

Sono molto soddisfatto, in campo ho visto grande partecipazione e voglia di giocare: i ragazzi del Mixar possono dare molto alla nostra squadra, non solo rinsaldando i valori di integrazione, fondamentali nel rugby, ma la consapevolezza dell’altro e l’esercizio della necessaria concentrazione in campo.

I giocatori del Mixar a loro volta possono assorbire il distintivo entusiasmo di questo gruppo e sperimentare il beneficio e l’importanza di un confronto naturalmente sportivo e alla pari.

La scommessa che ci si è ripromessi di vincere col tecnico della squadra Mixar Flavio Favale, straordinariamente competente e presente in campo mercoledì sera, è quella di un graduale inserimento dell’elemento competitivo nell’incontro tra le due realtà: l’idea di una partita vera e propria sembra concreta e condivisibile, praticando un rugby di contatto, graduale e controllato.

Qual è stato finora l’elemento più esaltante della tua esperienza di allenatore?

Percepire la gratitudine: non mi scorderò mai la sensazione di essere preso in braccio da un omone assai più grande di me non solo anagraficamente e sentirmi dire “Mister ti voglio bene”

Quale invece il più complesso?

La ricerca di equilibrio tra diverse identità formate.

Come definiresti la tua squadra in tre aggettivi?

Affiatata, goliardica (amiamo molto scherzare, prenderci in giro), e rispettosa.

Qual è il vostro principale obiettivo, la vostra “meta”

Permettere ai ragazzi all’interno dell’istituto di Frosinone di riappropriarsi del tempo di qualità che avevano a disposizione, dei fantastici momenti passati insieme come squadra.

Si segna una meta più “per rabbia o per amore”?

La prima. Non esiste un modo più sano per scaricarsi, ricaricarsi di ottimismo e sentirsi appagati dopo una partita nonostante le difficoltà che ognuno di noi affronta fuori dal campo.

I Bisonti attualmente costituiscono due differenti realtà: qual è il tuo personale punto di vista sull’importanza del rugby all’interno della realtà carceraria?

Il rugby è uno sport che insegna innanzi tutto ad avanzare, ci ricorda che dobbiamo rialzarci sempre, perché ne vale la pena.

Finisce sorridente il suo arancino, ringrazia e torna puntuale al suo lavoro.

Maria Palombella